Palmetum, un giardino incantato

In una calda domenica di gennaio, in cerca di freschezza e di quel senso di evasione dalla città, mi sono rifugiata in un giardino incantato a Santa Cruz de Tenerife.

Percorrendo all’inverso il sentiero che dall’ingresso del Palmetum conduce al laghetto del Madagascar, mi sono affacciata al Belvedere dei Caraibi per dare un ultimo sguardo alla città, con la sagoma dell’Auditorio ben delineata. È stato allora che i rumori del centro hanno lasciato posto al cinguettio degli uccelli e al fruscio delle foglie e i colori sono diventati più intensi tra i giochi di luce sull’acqua.

La cosa che più mi ha sorpreso è stata sapere che qui, fino al 1984, c’era una discarica, mentre oggi questo orto botanico sostenibile ed ecologico, aperto al pubblico nel 2014, ospita 600 specie di palme, oltre 3000 varietà di piante e si è popolato spontaneamente di 60 specie di uccelli che lo utilizzano come luogo di nidificazione o come sosta durante le rotte migratorie. E allora partiamo anche noi per un viaggio attraverso continenti e isole tropicali alla scoperta di piante diversissime tra loro e della loro storia, alcune in via d’estinzione, altre utilizzate dall’uomo sin dall’antichità.

Per prime ho conosciuto le palme reali, maestose e con un tronco biancastro, e la Coccothrinax borhidiana, una piccola palma in via d’estinzione, utilizzata come logo dal Palmetum.

Dopo aver riposto il mio itinerario guidato nello zaino, ho preferito procedere senza un percorso preciso, lasciando che fossero le piante ad attirarmi e a guidarmi nella visita, così delle buffe palme panciute (è proprio nel fusto rigonfio che ripongono le conserve di amido per facilitare la fioritura e la fruttificazione) mi hanno accompagnato nella zona africana, tra le più “tristemente” note palme da olio; le Raphia australis, dalle quali si ricava la rafia; e il Borassus aethiopum, sembra che gli elefanti vadano matti per i suoi frutti, un pò più piccoli delle noci di cocco, defecandone poi i semi anche a notevoli distanze, disseminando così molti Borassus!

Mi sono ritrovata davanti a un pino colonna, Araucaria columnaris, dal colore verde intenso: i kanak, quando costruiscono un nuovo villaggio nella foresta, aprono una radura e piantano numerose araucarie, simbolo della permanenza nel tempo, che sopravvivono per secoli anche quando il villaggio viene abbandonato, come ad indicare che il luogo in cui hanno vissuto gli antenati sia sempre vivo.

In un attimo mi sono ritrovata in Asia e davanti a me si è aperta una splendida vista sull’oceano, resa ancor più speciale dalle palme da cocco protese verso il mare, mi è sembrato di essere davvero in un paradiso.

Le palme davanti al mare

Per riprendermi da tanta bellezza, mi sono diretta verso l’Octógono, uno spazio ottagonale ombreggiato su due livelli e suddiviso tra Nuovo Mondo e Vecchio Mondo con banani antichi, due cascate di roccia vulcanica e piante ornamentali che mi hanno quasi rapita.

Octógono

Qui sono collocate due delle piante che, da golosa quale sono, hanno suscitato il mio interesse: la Vanilla planifolia, un’orchidea che produce i baccelli di vaniglia e la Theobroma cacao, per il Xocolatl.

Dall’Octógono sono approdata in Madagascar e, raggiungendo il lago, mi sono fermata – sbalordita – sotto una Tahina Apectabilis, una palma monumentale che sembra fiorire solo una volta nella vita e morire dopo la fruttificazione. Il laghetto ospita diverse mangrovie e gallinelle d’acqua che nidificano tra le radici di queste formazioni.

Per godere davvero di questo luogo e della Natura rigogliosa che lo circonda, siediti un attimo sulla panchina all’ombra del Ficus, un albero ricco di frutti che crescono ovunque, dalla parte più bassa del tronco alla punta dei rami!

Palmetum

Seguendo il ruscello, ho incontrato dei buffi “alberi ubriachi“, così chiamati per il loro tronco rigonfio, e diverse piante grasse dai fiori colorati.

Piante lungo i ruscelli

Tantissimi sono i banani che popolano il giardino. Le Canarie sono tra i maggiori esportatori al mondo di banane e qui se ne possono osservare sia varietà antiche che varietà domestiche. Non lontano, si trova l’albero del pane (Artocarpus camansi), ammetto che prima non ne conoscevo l’esistenza, ma sono stati i suoi frutti ad attirare la mia attenzione, pieni come sono di semi. Questi, cotti, profumano come pane fresco.

Divertente e suggestivo è stato passeggiare verso l’uscita (in realtà è l’entrata), tra le palme con foglie palmate o pennate, i cespugli di Serenoa repens e le palme canarie dalla chioma folta (crescono sul massiccio di Anaga, un parco rurale protetto nella zona nord – e più bella – dell’isola), accompagnata da un forte cinguettio di uccelli.

Tronchi e radici

Dal primo giorno che sono arrivata a Tenerife, ho osservato gli alberi e i loro tronchi, singolari e imponenti al tempo stesso, come se la terra non riuscisse a contenerne le radici. Al Palmetum, questo senso di meraviglia non poteva che aumentare osservando di cosa sia capace la Natura, dai colori ai profumi, alle forme e a quel senso di pace capace di infonderti.

Se gli abbracci sono la cosa che più ci manca, nessuno ci impedisce di abbracciare un albero!

Jardín Botánico del Palmetum

Avda. de la Constitución,5

38005, Santa Cruz de Tenerife – Islas Canarias

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