Un Natale tutto canarino

Chi viaggia con me un giorno, una settimana o anche una vita intera, lo sa: studio minuziosamente il territorio, incastro percorsi e luoghi da visitare, macino chilometri, pur dedicando ad ogni destinazione il giusto tempo. E così, con quattro giornate consecutive a disposizione, per il mio primo Natale lontana da casa, ho stilato un programma intenso ed emozionante, il giusto mix tra natura e centri cittadini, con qualche sorpresa e possibili cambi di rotta, dovuti a un clima imprevedibile e a quel margine dell’imprevisto da non sottovalutare mai.

Fai il carico di energia, si parte per il Sanatario de Abades.

Adocchiato dal faro di Porís de Abona – lo trovi nel mio primo post su Tenerife – ero curiosissima di visitarlo, sono sempre stata attratta dai borghi fantasma e dalle loro storie, e qui ne scopriremo una davvero particolare. Progettato e costruito come una caserma, provvisto di un ospedale, un crematorio e una chiesa, doveva ospitare i malati di lebbra negli anni ’40, ma l’arrivo dei vaccini sull’arcipelago fece sì che il progetto venisse interrotto e abbandonato, con gli edifici strutturalmente pronti, ma ancora da terminare (insomma la storia sembra ripetersi). Dalla fine degli anni ’70 e fino agli anni ’90, divenne un presidio militare, ma attualmente è di proprietà privata. Tante sono le leggende e le storie, compresi avvistamenti di ufo, che raccontano gli anziani delle zone limitrofe, alimentando il fascino, a tratti macabro, di questo luogo facilmente accessibile dalla spiaggia di Los Abriguitos.

Sanatario de Abades

Ritornando in città, una breve sosta a Candelaria per ammirare l’imponente Basílica de Nuestra Señora de Candelaria (il paese invece non mi ha entusiasmata particolarmente). Protetta dai nove mencey sul mare, è opera dell’architetto José Enrique Marrero Regalado ed è il primo tempio mariano delle isole canarie.

Basílica de Nuestra Señora de Candelaria

Ed eccoci al tanto temuto giorno di Natale, il primo trascorso a chilometri e chilometri da casa, da tutti quegli affetti che ti riempiono la giornata con racconti, ricordi, letterine dei più piccoli e voci a volte troppo alte, accompagnate però da grandi quantità di buon cibo. Ho scelto allora di tornare in uno di quei luoghi in cui ho già lasciato il cuore, sebbene sia qui da solo un mese: il nord.

Arrivati a Roque de Las Bodegas di buon’ora e con una spiaggia piena di surfisti, ci siamo incamminati lungo il primo tratto del sentiero che attraversa il Parco rurale di Anaga, in un’alternanza di rocce rosse, strade sterrate, qualche casetta sparsa e belvederi da cui godere di una vista privilegiata su Playa de Benijo e Fabian. Dopo un paio di chilometri di cammino, siamo giunti a El Draguillo (credevo fosse solo una spiaggia, in realtà è un inaspettato agglomerato di case); da qui si può ancora procedere verso l’interno in direzione Chamorga o verso la punta più estrema a nord, verso Las Palmas de Anaga con il suo faro e Roque Bermejo. Per noi è il momento di tornare indietro, rimandando questi sentieri ad altre giornate, e goderci, ancora una volta, un pranzo al Restaurante Casa Africa.

Playa de Benijo

Ogni giornata deve però portare a qualcosa di nuovo e una destinazione fiabesca e nebbiosa, in un’isola dove è sempre primavera, sembrerebbe davvero un sogno per il giorno di Natale, ma la mia testardaggine spesso deve scontrarsi con le indicazioni insidiose di google maps! Il suggerimento è mantenere la calma e guardare tutti i percorsi possibili; così facendo siamo riusciti ad arrivati al Pico del Inglés, a quasi 1000 mt s.l.m. e con una vista a 360° sull’isola. Una strada a senso unico costeggia una roccia e porta al punto più panoramico, ma la vera sorpresa si trova qualche decina di metri prima (impossibile non notarla, è diventata meta di foto-pellegrinaggi): una fessura nella montagna, due alte e ripide pareti ricoperte di muschio e sulla sommità alberi protesi gli uni verso gli altri, quasi a creare un tetto a questo passaggio magico!

Pico del Inglés

Altro giorno, altra corsa, stavolta si va a Masca, borgo abitato da poco più di novanta anime. Sii pronto a sorprenderti già dal tragitto che dovrai percorrere (noi abbiamo scelto l’Autopista del Norte nonostante impiegassimo più tempo). È sbalorditivo come il paesaggio possa cambiare – così spesso e repentinamente – su un’isola tanto piccola: l’ambiente arido lascia spazio a boschi di pino, sorvegliati da un Teide innevato, prima di riappropriarsi del massiccio del Teno. Fermati ad osservare le sue vette dal Mirador de Cherfe, all’orizzonte potrai scorgere La Gomera, e se sei fortunato La Palma, e la tortuosissima strada che ti aspetta.

Massiccio di Teno e Masca

Masca ti apparirà all’improvviso sul cucuzzolo di uno sperone roccioso, a 750 mt s.l.m. Verrà naturale chiederti perché abbiano deciso di costruirlo proprio lì e capirai allora perché è stato un rifugio di pirati. Questo minuscolo e delizioso borgo, con stradine costeggiate da palme, fichi d’india e agavi, presenta costruzioni tipiche canarine e, attraverso il barranco di Masca, un sentiero di circa 3 ore, ti permette di raggiungere la scogliera di Los Gigantes. Noi l’abbiamo raggiunta in auto, dubbiosi di poter avere quell’effetto wow a causa della nebbia che nel primo pomeriggio è iniziata a calare su Santiago del Teide fino al mare, ma… ecco cosa ci è apparso davanti!

Scogliera Los Gigantes

Come promesso in una mia Instagram Story, sono tornata al Mirador San Pedro, con la sua Ermita de San Pedro Apóstol, per percorrere il labirintico Sendero del Agua nell’area protetta della Rambla de Castro, tra palme, spiagge selvagge, panorami mozzafiato e i ruderi di una fabbrica.

Appartenuto a Don Hernando de Castro, dopo la conquista castigliana dell’isola, il terreno era utilizzato per la coltivazione di zucchero e uva. Qui l’acqua ha un ruolo fondamentale e la si può ammirare direttamente alla sorgente, alla Cueva del Naciente de Madre del Agua, nello stagno pieno di ninfee o da una piccola cascata d’acqua dolce sulla spiaggia di Castro.

Senza un percorso preciso da seguire, abbiamo ammirato la Casona del XVI secolo dove risiedeva la famiglia proprietaria di queste terre; siamo scesi a punta El Guindaste su una spiaggia selvaggia con una serie di charcos in cui però eviterei di fare il bagno; ancora su al panoramico Fortín de San Fernando, una piccola fortezza difensiva contro gli attacchi dei pirati, con 3 dei 5 cannoni originali (qui è stata ambientata la prima versione di Moby Dick); abbiamo percorso un faticoso sentiero non ufficiale per Playa de Castro, che ci ha distolto dall’idea di raggiungere la spiaggia di Gordejuela; e infine, con un ultimo sforzo tutto in salita, ci siamo spinti fino ai ruderi della prima macchina a vapore di Tenerife, un edificio di 5 piani a 70 mt s.l.m., costruito agli inizi del ‘900 dalla società Hamilton & Co., dedita allo sfruttamento e alla canalizzazione dell’acqua. Purtroppo non è accessibile, ma vale davvero la pena arriva fin qui per osservarlo. Noi ci siamo fermati in questo punto ignari che, poco più avanti, avremmo trovato la Playa de Los Roques, caratterizzata da una roccia ad arco molto suggestiva. Beh questo sarà un buon pretesto per tornare!

Rambla de Castro

A presto

Marianna

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