Sicilia bedda e selvaggia

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Quando ti invitano in Sicilia che fai? Il biglietto, subito!

Partenza in traghetto, al tramonto, da Napoli. Arrivo a Palermo, all’alba. Che spettacolo.

La nostra destinazione è Calampiso, un resort a San Vito Lo Capo. La strada è la stessa della Riserva dello Zingaro, il mare pure.

Il primo approccio è soft: relax nella splendida piscina infinita. E in un attimo è sera, il cous cous, o come lo chiamano qui cuscusu, è d’obbligo, non ci resta che cercare una delle case del Cous Cous, dell’omonima festa che ogni anno anima questo caratteristico paesino.

Scegliamo La casa di Enzo, ma qui il cuscusu è solo di pesce e io purtroppo non ne mangio, prendo allora le busiate alla trapanese, un fusillo di pasta arricciata con pesto di aglio, basilico e mandorle. Ritento il secondo giorno, all’Oasi da Paolo, dove finalmente ordino il cous cous vegetariano. Solo che ci ripenso ho l’acquolina! Un plauso a tutta la cucina, è tutto buonissimo, provare per credere!

A San Vito abbiamo trovato anche la nostra Taverna Birraia di fiducia, con una bella scelta di birre e spume locali e un personale molto simpatico, oltre a un’attenta selezione musicale.

I primi giorni ci siamo goduti il resort, con tutte le sue calette, sia rocciose che di sabbia, a ridosso di una vegetazione mediterranea dai colori accesi. In una nuvolosa mattina ci siamo spostati ancora su San Vito Lo Capo, con la precisa intenzione di fare la classica colazione siciliana. Questo paesino di giorno ha un fascino particolare che di sera difficilmente si percepisce. Dopo le tante recensioni lette, ci siamo fermati da Belli Freschi: per me granita alla mandorla e cioccolato con brioche, che goduria.

Qualcuno conosce la ricetta di queste granite?

Addolcita e soddisfatta, ho iniziato a girovagare per San Vito e sono stata attratta da un negozietto di ceramiche, l’Emporio Mediterraneo. I piatti esposti hanno colori brillanti e forme particolari. All’interno hanno la tajine, una pentola di terracotta marocchina, composta da un piatto e un cono per coperchio. Ero convinta che questo fosse solo un piatto da portata e invece ci si può cucinare. Ha infatti un buchino sul cono dal quale fuoriesce il vapore ed è perfetto per preparare le verdure per il cous cous (potete capire quindi la mia felicità). Per un pranzo veloce, ci siamo fermati alla Pizzeria Da Salvo, un po’ spartano, ma le arancine e le panelle sono top.

Nel tardo pomeriggio abbiamo visitato il suggestivo centro storico di Trapani, con una piacevole passeggiata fino a tarda notte sulle mura di tramontana. Una cena romantica da Tentazioni di Gusto e un buon cocktail da Rakija.

La mattina successiva ci siamo alzati di buonora e incamminati per la Riserva dello Zingaro. Dopo un’ora di sentiero, passando per il Museo delle Attività Marinare, la Grotta dell’Uzzo e il Museo della Civiltà Contadina, siamo arrivati a Cala Marinella. Lungo il percorso abbiamo avvistato dei cinghialotti e uno di loro è arrivato fino alla spiaggia, dove un po’ impaurito dai cellulari puntati verso di lui per una foto, cercava cibo. Non è raro qui incontrare dei cinghiali ancora piccoli (non sono aggressivi). La Riserva è uno di quei luoghi da visitare: incontaminata e ricca di storia, con un mare cristallino pieno di pesci e una vista che ti riappaga dalla fatica del sentiero. Occhio però alle tante vespe che ti si fiondano contro se provi a mangiare qualcosa in spiaggia!

In serata abbiamo invece visitato Erice, un piccolissimo borgo sulla vetta del Monte Erice, a 751 metri di altezza, raggiungibile in auto, come abbiamo fatto noi o in teleferica. Non vi nascondo che mi sarebbe piaciuto salire in funivia, magari al tramonto, godendo della vista sulle Isole Egadi ed evitare gli infiniti tornati del Monte. Appena arrivati, per scaldarci dalle temperature ericine, abbiamo assaggiato, nella storica pasticceria Maria Grammatico, le genovesi, dei dolci di pasta frolla con all’interno una delicata crema pasticciera, il cui nome forse deriva dalla forma del cappello dei marinai genovesi, i cui traffici con la città di Trapani erano molto  intensi. In realtà in paese, ognuno ha la sua versione sull’origine di questo nome, provate a chiedere e poi ditemi quale vi verrà raccontata! Il borgo è tutto un susseguirsi di stradine strette e lastricate che si aprono poi su piazze inaspettate, come quella del Duomo di Erice, un gioiello dalla facciata neo-gotica, che mi ha letteralmente lasciata a bocca aperta. Suggestivo anche il Castello di Venere, con i suoi giardini e le Torri del Balio, quest’anno laboratorio creativo per 10 artisti siciliani all’interno del programma Urban Street Art. Un’ottima cena in un antico convento, divenuto poi ristorante, La Pentolaccia che mi rimarrà nel cuore per il tortino al pistacchio.

L’ultimo giorno in Sicilia abbiamo fatto un mini tour organizzato delle Isole Egadi, con partenza da San Vito Lo Capo, sosta a Trapani e prima fermata a Favignana. Qui abbiamo affittato le biciclette e nel poco tempo a disposizione, siamo andati alla Spiaggia di Lido Burrone, una distesa piatta e intensa di sfumature blu e azzurre, quasi non ci credevo! Dopo un bagno veloce ci siamo rimessi in sella e siamo arrivati nel centro storico, dove ci siamo goduti la vista sulla piazza Madrice gustando il caffè al pistacchio e la granita con brioche del Bar Uccio. Siamo poi ripartiti per circumnavigare quest’isola a forma di farfalla e, nonostante il mare agitato, ammirare Cala Rossa e Cala Azzurra.

Dopo Favignana abbiamo proseguito per Levanzo, un borgo di pescatori quasi inaccessibile. Qui il tempo sembra davvero fermarsi e le barchette sembrano sospese tra cielo e mare. Purtroppo abbiamo avuto solo pochi minuti per cercare di coglierne la bellezza.

Forse un tour organizzato non è consigliabile a chi come me ama perdersi tra i violetti – i tempi sono troppo stretti. Un peccato, avrei potuto prendere il primo traghetto della mattina da Trapani e l’ultimo per rientrare e affittare una bicicletta per scoprire l’isola lentamente.

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