Render o realtà?

Fotografia: Antonio Van Den Berck

La scorsa estate, scorrendo la home di Instagram, ho più volte visto un’installazione pazzesca al Coachella Valley Music and Arts Festival. Ho pensato: cavoli cosa sono riusciti a fare! Si trattava di un’architettura barocca che in realtà sembrava più una proiezione, soprattutto di notte quando l’imponente struttura veniva illuminata da blocchi di luce colorata.

Coachella Valley Music and Arts Festival

Non mi sono informata subito su chi fosse quell’artista pazzo e visionario ad averla progettata, ma dopo qualche mese ho ricevuto una foto di una cattedrale in rete metallica, proprio come l’opera del Coachella, da una coppia di amici in vacanza in Puglia. Così, con grande stupore, ho scoperto che si trattava di un giovane artista italiano.

Cosa fare allora? Mettersi in auto, una domenica mattina, con il miglior partner in crime che si possa desiderare, in direzione Manfredonia. La cattedrale appare all’improvviso lungo la strada per il mare, prima della deviazione per Siponto, in un’area archeologica che sembra sorgere dal nulla.
Il colpo d’occhio è pazzesco: Edoardo Tresoldi con una rete metallica ha riportato alla luce la cattedrale di Santa Maria Maggiore di Siponto. Ebbene sì, con un manufatto contemporaneo è riuscito a far rivivere l’antico e dunque la storia.
Una struttura trasparente, leggere, apparentemente fragile, tridimensionale, in movimento. Un nuovo tipo di restauro archeologico che segna un nuovo sodalizio tra arte e spazio/paesaggio in cui sorge.
Il visitatore entra in un rapporto diretto e fisico con l’opera che diviene un ponte nella memoria del luogo e ne evidenzia lo scorrere del tempo.


E’ stato bello osservare come la luce interagisse con l’opera, da quella forte di mezzogiorno a quella più morbida e calda del tramonto, dando un senso di movimento alla struttura.

Sul posto si legge:

L’architettura che conosciamo occlude gli spazi e se ne appropria restituendoci un paesaggio modificato dall’uomo, uno spazio solido che esclude l’ambiente circostante in un dialogo forzato che oppone un fuori a un dentro. Da questo ragionamento sull’esclusione, Tresoldi ricava l’idea di un’architettura spogliata del suo peso che si trasforma in struttura che accoglie in sé il paesaggio. Un’architettura inclusiva, che pur certificando la presenza umana, la mano creatrice, sottolinea la volontà di essere parte del tutto in una potente tensione che armonizza l’arte con il mondo.

Abiti: Lolamay

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