E se Mont Saint-Michel fosse l’Isola che non c’è?

Per quanto negli ultimi anni mi sia totalmente focalizzata sulla Provenza, c’è un posto in Francia che ha fatto breccia nel mio cuore sin da quando ero una ragazzina.
Ricordo che già allora pensai ad un mini tour: andare in Normandia per vedere solo Mont Saint-Michel? Ovviamente no, il piano era spingersi sino alle Falesie di Etretat.

Mont Saint-Michel, anche conosciuto come “la Meraviglia dell’Occidente” è uno di quei luoghi/non luoghi da visitare con la dovuta calma. Si tratta di un’abbazia benedettina dichiarata dal 1979 Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco, conosciuta in tutto il mondo per lo spettacolo unico delle grandi maree.

Con la bassa marea il mare è a 15km dalla costa, ma come scrisse Victor Hugo la marea ”avanza rapida quanto un cavallo al galoppo” e nel giro di poche ore ricoprire tutto d’acqua: è a questo punto che avviene la magia e il Mont diventa un’isola.

In realtà l’alta marea e la bassa marea si alternano tutti i giorni, ma le grandi maree o sizigiali si verificano solo in alcuni giorni dell’anno: sono maree di massima ampiezza, dovute all’allineamento sia in congiunzione che in opposizione di Terra-Luna-Sole.

Per assistere a questo spettacolo, si possono consultare gli orari precisi delle maree qui!

Molti consigliano di pernottare sul Mont, per quanto non sia economico, al fine di trovarsi sulla rocca per vedere l’acqua arrivare tutt’intorno fino a ricoprire la baia.
I migliori punti di osservazione sono le mura e la terrazza dell’Ovest, ovvero il sagrato dell’Abbazia.

La storia di Mont Saint-Michel è davvero particolare: secondo la leggenda, l’arcangelo Michele apparve in sogno al vescovo d’Avranches, Aubert, chiedendogli di costruire una chiesa in suo onore sulla roccia. Il santo ignorò per due volte la richiesta finché San Michele infuriato gli perforò il cranio con un dito, convincendolo a costruire il primo Santuario.

Mont Saint-Michel è stata anche una prigione dopo la rivoluzione francese e solo nel secolo scorso tornò ad essere un’abbazia benedettina.

Il borgo Le Mont-Saint-Michel è davvero piccolo, estendendosi su una superficie che non supera il chilometro di circonferenza, ma è stranamente ricco di negozi di souvenir… è pur sempre uno dei posti più visitati al mondo!
In perfetta tradizione francese bisogna assaggiare le omelette e le galette bretone, una crepe salata fatta con farina di grano saraceno. Io l’ho assaggiata in Provenza e non mi è affatto dispiaciuta!

Imperdibili sono le escursioni a cavallo o a piedi nudi nella baia, accompagnati da una guida esperta per evitare di incappare nelle sabbie mobili, frequenti nella piana intorno al Mont che è composta prevalentemente da sabbie sedimentose.

Oggi Mont Saint-Michel è collegata alla terraferma solo dal nuovo ponte-passerella, parzialmente sommerso con il massimo dell’alta marea (e dunque punto d’osservazione privilegiato).
Negli anni passati si era però temuto che il Mont potesse definitivamente perdere il suo carattere marittimo, a causa della sedimentazione della baia, fortunatamente ripristinato con i lavori terminati nel 2015.

Nei dintorni di Mont Saint-Michel si potrebbero visitare le cittadine di Granville, anche conosciuta come “la Monaco del Nord” e di Villedieu-les-Poêles, celebre per le sue tradizioni artigianali, in particolare per la lavorazione del rame.

Ma come anticipato, il mio desiderio è proseguire per Etretat, raggiungibile in 3-4 ore d’auto.
Ci si ritrova così davanti ad uno scenario dalla bellezza estrema e selvaggia fatta di scogliere calcaree.

Courtine, Manneporte, le falesie d’Aval e d’Amont, il roc Vaudieu o l’Aiguille di Belval, io sarei davvero indecisa: godere dello spettacolo delle falesie dai sentieri a strapiombo sulla Manica o dal mare, magari in paddle?
Sicuramente cercherei anche io di vedere con un po’ di fantasia la testa di un elefante che immerge la proboscide nelle onde del mare…

Sulle scogliere della Costa d’Alabastro si trovano Les Jardins d’Etretat o Giardini delle Gocce di pioggia, progettati da Alexander Grivko.

Fu dalla terrazza di questi giardini che Claude Monet dipinse la sua serie di dipinti “Cliffs of Etretat”.

All’ingresso troviamo simbolicamente Avatar, il guardiano dell’universo, a definire i confini del mondo reale con un paesaggio fiabesco composto da sculture vegetali dove persino gli alberi suonano musica.

Date uno sguardo al video in apertura, dopo uno scorcio dal mare sulle falesie, lo spettatore si avventura in questi giardini surreali grazie ad una moderna Alice e al suo orsacchiotto.

Trust in dreams,
for in them is hidden the gate to eternity.

Kahlil Gibran

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