Tra le scale della “Relatività”: la Muralla Roja

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E’ strano come l’architettura di un posto possa influenzare le mie scelte di viaggio.

Sarà forse che ho una sorella architetto e sono cresciuta tra i disegni e i modelli in scala in carton plum che lei e i suoi compagni di università realizzavano nella stanza accanto alla mia. E’ così che ho scoperto la Muralla Roja e solo dopo Calpe, la cittadina che la ospita.

La Muralla Roja è un labirinto di colori, progettata da Ricardo Bofill all’inizio degli anni Settanta. Una serie di scale, come se fossimo in un quadro di Escher, piattaforme e ponti dai colori sorprendenti: dal rosso al blu, dall’indaco al violetto, per contrastare la natura circostante e, allo stesso tempo, esaltarne la purezza in base alle varie ore del giorno.

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La Muralla Roja è il mio nuovo chiodo fisso, attratta forse dall’idea di un set a cielo aperto, in cui il “color block” (che tanto ha influenzato una delle ultime collezioni che ho disegnato per il brand Lolamay) la fa da padrone, o dalla fantasia di essere catapultata in un quadro di Escher, o semplicemente per deformazione professionale, sempre alla ricerca di location perfette per creare dei contenuti social altamente Instagrammabili.

Con la possibilità di alloggiare in uno dei 50 appartamenti, grazie ad Airbnb, e avere così accesso a tutti i servizi della struttura (la piscina a croce sui tetti è il posto per me più agognato), sto già pianificando un viaggio-shooting per la prossima primavera.

Ma la Muralla Roja è molto di più del solo impatto visivo, è un nuovo modo di concepire gli spazi abitativi, azzerandone la divisione tra pubblico e privato.

Bofill trae ispirazione dal passato, dai Qasba, le cittadelle fortificate tipiche del mediterraneo arabo, mentre lo schema di base è quello della croce greca, con bracci lunghi cinque metri districati e raggruppati in modi differenti.

Per quanto faccia parte del progetto residenziale “La Mazanera”, un collettivo di edifici unici di fronte alla Rocca di Ifach, la Muralla Roja va considerato un elemento a sè.

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Ed è proprio il Peñon de Ifach a rendere nota la cittadina di Calpe. Un’imponente roccia che si erge nel golfo, collegata alla terraferma da una sottile striscia di terra. Si tratta di un piccolo parco nazionale dal quale è possibile, dopo una scalata di circa un’ora e mezza, godere di una vista mozzafiato della città. Poco più a nord è d’obbligo una visita alle saline con i fenicotteri rosa.

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Calpe, con i suoi cinque porti e tredici chilometri di costa, è una famosa località balneare con spiagge di sabbia dorata, piccole calette e scogliere incontaminate.

Passeggiando nel colorato centro storico è possibile visitare la Galleria di Arte Contemporanea, il Museo del Collezionismo e il Museo di Storia e Archeologia.

Qui la paella e altri piatti a base di pesce sono all’ordine del giorno, ma non essendo io un’amante del pesce, mi hanno suggerito di provare le cocas, un prodotto da forno simile al pane schiacciato, farcito o servito come dolce.

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