Cappadocia, sogno o son desto?

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Istanbul, Cappadocia, Pamukkale, un triangolo perfetto per innamorarsi della Turchia (e lo dice una italo-greca).

Istanbul

L’idea di tornare a Istanbul mi stuzzica parecchio: un tour in traghetto sul Bosforo, un bagno turco al Cemberlitas Hamami (una delle esperienze più belle che possa ricordare), un giro tra le spezie e le lanterne al Gran Bazaar sorseggiando del tè.

Il tè, rigorosamente servito con zollette di zucchero, è offerto in segno di amicizia e ospitalità a tutte le ore del giorno (quello alla mela mi creò quasi una dipendenza). I ragazzi che lo portano sfilano tra la gente con vassoi d’argento pieni di bicchierini di vetro a forma di tulipano.

Istanbul con un piede in Asia e l’altro in Europa, tiene stretti questi due continenti, come se fossero due innamorati, tramite il Ponte sul Bosforo. E per godere della vista più bella sul Bosforo, bisogna salire in collina e lasciarsi coccolare in uno dei bar-ristorante, osservando il tramonto colorare la città.

Non sono una di quelle persone che conserva tutto, anzi! Ma per i viaggi è una storia a parte, non getto via neanche il più insignificante bigliettino. E così ho ritrovato questo indirizzo, Karadeniz Aile Pide & Kebap Salonu, un posto spartano ma dal cibo ottimo… se solo le consegne a domicilio fossero internazionali!

Istanbul mi colpì molto per la vita notturna. Piazza Taksim, nella zona europea, non dorme mai ed è piena di locali agli ultimi piani dei palazzi dove bere qualcosa e ascoltare del buon jazz.

Chi arriva in città per la prima volta, deve assolutamente visitare Palazzo Topkapi, la Moschea Sultanahmet (o Moschea Blu, per gli splendidi pannelli interni in ceramiche di Iznik blu e bianche) e la Basilica di Ayasofya. Proprio da qui si diffonde il richiamo del muezzin alla preghiera, una delle cose più affascinanti in città.

D’obbligo è anche una visita ad Ortakoy, un ex villaggio di pescatori dalle case colorate, di giorno mercato delle pulci, di sera animato quartiere della movida. La moschea Ortakoy Camisi è in uno dei punti più belli dello stretto e proprio accanto ad essa ci sono i giardini del tè dove assaggiare il kumpir, un piatto tipico della cucina turca da strada. Si tratta di un’enorme patata che viene cotta fino a quando la pasta diventa soffice, spaccata in mezzo e riempita nei più svariati modi.

Da Istanbul, noleggiando un’auto a buon prezzo, in 7-8 ore si può raggiungere la Cappadocia (i costi della benzina qui sono bassi).

Questo altopiano nel cuore della Turchia si presenta come un paesaggio lunare dalle forme insolite, dovute all’erosione del tufo calcareo.

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Il primo borgo da visitare è Çavusin, un villaggio troglodita, abbandonato e arroccato su una falesia. Una sosta al Panorama Cafè e poi si può partire alla scoperta dei famosiCamini delle fate, formazioni laviche a forma di cono, così chiamati perché secondo la leggenda erano i camini di creature fatate che vivevano sottoterra. Dichiarati Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, insieme alla Valle di Goreme, o museo all’aperto di Goreme. Qui è possibile visitare chiese rupestri, cappelle e monasteri bizantini scavati nella roccia e rese famose per gli affreschi.

A poca distanza si trovano le suggestive città sotterranee. Tra le più famose, Kaymakli e Derinkuyu. Presentano diversi piani sottoterra, alcuni visitabili, con temperature scendono a 15 gradi. Furono costruite dai cristiani per ripararsi dai nemici di fede diversa e hanno tutto il necessario per viverci fino a 6 mesi. Alcune di queste città sono state riscoperte grazie ai ragazzini che ci giocavano a nascondino.

Chi ha un po’ più di tempo può visitare le città di Urgup e di Uchisar, fare un’escursione nella valle di Ihlara, nel parco nazionale dell’Ala Daglar e nella Pigeon Valley che prende il nome dalle centinaia di piccioni che nidificano nella vallata. E magari assistere alla danza dei Dervisci!

Sorvolare la Cappadocia in mongolfiera credo sia tra le cose più suggestive da fare, ovviamente all’alba, così come soggiornare al Koza Cave Hotel!

Goreme: aperitivo all’enoteca Red Wine House; cena all’Organic Cave Kitchen; al Kebapzade Restaurant; al Topdeck Cave.

Il viaggio perfetto non può che concludersi a Pamukkale.

Passando per Konya e attraversando la zona di Isparta, con i laghi più belli della Turchia e le coltivazioni di rose, si giunge a Pammukale, che in turco significa “castelli di cotone”, è un sito naturale Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Il colpo d’occhio è mozzafiato: bianche terrazze di travertino che ospitano piccole piscine di acque termali, la cui temperatura è di circa 35°C.

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Vi si può accedere dal paese o da un ingresso in cima per avere un colpo d’occhio totale, ancor più suggestivo all’alba o al tramonto.

I continui movimenti tettonici ed i conseguenti terremoti hanno portato alla formazione di queste fonti termali, le cui acque, ricche di calcio e anidride carbonica, fuoriuscendo dal terreno hanno formato nei secoli spessi strati bianchi di calcare e travertino lungo il pendio della montagna rendendo l’area simile ad una fortezza di cotone o cascate di ghiaccio.

Sulla sommità di Pamukkale si trova il sito archeologico dell’antica città di Hierapolis, che conserva ancora un maestoso teatro romano ed una suggestiva necropoli. Di recente scoperta è invece la Porta degli Inferi, o Porta di Plutone. Secondo la mitologia greco-romana era il luogo da cui si aveva accesso all’inferno.

Si tratta di un’apertura di dimensioni sufficienti per far passare un solo uomo, da cui fuoriesce un gas molto denso, considerato velenoso. Pare che solo i sacerdoti conoscessero il segreto che consentiva loro di trattenere il respiro, così da evitare di essere investiti dai fumi tossici.

Nel centro termale dell’Antica Piscina, nel cuore di Hierapolis, si può nuotare tra antiche colonne e resti archeologici sommersi, nelle famose sorgenti calde dove si dice che abbia nuotato Cleopatra!

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